• MY LIFE : Una settimana Io&Te, Kandinsky e Munch

Ciao ragazze..!!
Come va? Arrivata la primavera? Qui sembrava proprio di sì, ma le temperature sono ridiscese, ed è una tristezza..!! Mi ero già lanciata verso la bella stagione, magliettine e salopette corta!!
[Che ridere, sono andata a fare una passeggiata con un’amica nei campi in un caldo pomeriggio, ed ero vestita come una sedicenne che andava al Grest in estate..!! Ahahah!!]
Durante quei giorni di sole, caldo e aria primaverile, è capitata anche la mia settimana di ferie presa insieme a Robi, in coincidenza col suo compleanno: lavorando in giorni diversi, io anche durante i weekend, Robi durante la settimana come la maggiorparte delle persone, non abbiamo mai una giornata a disposizione per poter andare in giro, o comunque restiamo in zona se capita di uscire, quindi, durante quella settimana, abbiamo cercato di portarci in pari. Poi succede che agli occhi delle persone sembriamo dei nullafacenti sempre in giro, ma in realtà lo facciamo tutto in una volta.

Dopo la mostra di Andy Wharol a Milano, vista a fine ottobre, abbiamo voluto visitare la Mostra su Kandinsky, sempre a Palazzo Reale a Milano, e la Mostra su Edvard Munch a Genova.
Ecco, uno dei motivi per cui amo Robi e la Nostra vita insieme è che con lui faccio la vita che ho sempre sognato. Avevo intitolato la mia tesina della maturità “Una Vita Impregnata d’Arte”, citando G. D’Annunzio nella sua descrizione del protagonista de “Il Piacere” Andrea Sperelli:

Egli era per così dire tutto impregnato d’arte […]. Dal padre appunto ebbe il culto delle cose d’arte, il culto spassionato della bellezza, il paradossale disprezzo de’ pregiudizi, l’avidità del piacere. 

E nelle conclusioni, scrissi di quanto mi sarebbe piaciuto vivere una vita con una forte dimensione artistica, ma essendo consapevole che l’arte oggi non dà da vivere (visione cinica, ma direi azzeccata), aggiunsi che sarei andata a studiare architettura, che ha una sensibilità molto vicina al mondo dell’arte, ma con una finalità più concreta. Sì, il tempo non mi ha dato ragione, perchè ora sono laureata in Architettura, ma faccio un lavoro per niente artistico e che nemmeno si avvicina all’ architettura. Questa piccola digressione per tornare al fatto che mentre visitavo queste mostre, mi son resa conto che nonostante il lavoro che faccio, ci sono riuscita: sto vivendo la vita che volevo e che, lo ammetto, per un po’ era rimasta una volontà inconscia. Nonostante l’insuccesso “post lauream”, non ritengo di aver fallito nella mia vita, ma questo è un altro discorso.Torniamo alle Mostre.Quella di Kandinsky l’abbiamo visitata un po’ di fretta in quanto siamo entrati alle 18.30 e avevamo circa un’ora di tempo per visitarla: un po’ poco considerando anche l’audioguida.[Che scoperta l’audioguida..!! L’ho sempre snobbata e invece da quando ho iniziato a prenderla esco dalla mostra decisamente più soddisfatta!]

Di Kandisky ricordavo qualcosa dal liceo: la dimensione onirica, il cerchio blu, il quadrato rosso e il triangolo giallo…la pittura associata alla musica… E qualcosa ovviamente dal percorso universitario, in quanto fu insegnante alla Bauhaus, la scuola di Architettura, Arte e Design fondata nel 1919 (non sto qui ora a scrivere della Bauhaus perchè a furia di studiarla all’università ne ho un po’ la nausea..).
Ricordo che al liceo la nostra professoressa ci disse che la pittura astratta si avvicina molto al modo di disegnare dei bambini, quello non ancora formalizzato dagli adulti, quel disegno ingenuo, di getto, senza regole imposte (di prospettiva, avanti/dietro), e con questi occhi dovevamo guardare i quadri astratti di Kandisky. Questa frase mi aveva molto colpita, e da allora osservo i disegni dei bambini con tutt’altro spirito.
Nella mostra c’erano esposti sia i quadri più noti dell’artista, quelli astratti, di “punti, linee e superfici” (citando il suo saggio), ma anche dei quadri molto vicini allo stile del “fauvismo”, meno noti al pubblico, realizzati prima degli studi che lo portarono a dipingere nello stile per cui tutti lo ricordiamo.
Siccome non sto scrivendo un post di storia dell’arte, concludo dicendo che tra i vari quadri c’era il famoso “Giallo, rosso e blu” del 1925, che mi è sempre stato un po’ antipatico perchè era sulla copertina del mio libro di lettura delle scuole elementari e ci vedevo su un gatto giallo!! Ahah!
La Mostra sarà presente a Palazzo Reale a Milano fino al 27 aprile, io ve la consiglio tantissimo, e se volete saperne di più vi metto il link QUI.

A Genova invece siamo andati a visitare la Mostra su Edvard Munch.
Per tutti noi MUNCH = L’URLO: o sbaglio? Ecco, L’Urlo non c’è.
E secondo me, nonostante ci fossi rimasta male inizialmente, è stata una scelta sensata, perchè MUNCH NON E’ = L’ URLO. Sempre dal liceo, ricordavo ben poco di Munch, ma avevo in testa due parole chiave: “Angoscia” e “Ibsen” l’autore di “Casa di bambola”. La parola angoscia la legavo bene al dipinto dell’Urlo ma non ricordavo da dove provenisse, mentre riguardo Ibsen, avevo il vuoto assoluto. All’ingresso della mostra, c’è una gigantografia di un’opera chiamata “Madonna”, che rappresenta una donna a mezzo busto, nuda, capelli lunghi neri e occhi neri disegnati come se fossero dei vortici neri: la guardo e dico “Che angoscia!”. Superato l’ingresso, l’esposizione parte con un filmato di 8 minuti in cui vengono condensati gli episodi più significativi della vita di Munch utili a comprendere il suo stato d’animo e le sue opere: la prima parola del filmato? ANGOSCIA. Munch ha avuto una vita contrassegnata da lutti familiari e tragedie che hanno inciso sul suo modo di vedere la vita, e tutto questo ha avuto un peso considerevole sulle sue opere. Nonostante tutto però, le prime opere che troviamo esposte hanno uno stile più simile all’impressionismo, francese e inglese. Poi la rottura, e arrivano i dipinti sulla malattia e la morte, il quadro della donna che accennavo prima, dipinti scuri, cupi. Una delle cose che mi aveva colpita, era che in alcuni quadri, andava a scalfire la pittura sulla tela, andava proprio a incidere la matericità del colore, una sorta di terza dimensione dell’opera stessa.
Riguardo invece a Ibsen, ebbi la mia risposta verso la fine della Mostra, dove viene citato il drammaturgo in relazione ad alcune opere di Munch che dipinse ispirandosi a ciò che lesse di Ibsen stesso

Quando leggo Ibsen, leggo di me stesso

A fine percorso ecco la sopresa: Wharol after Munch. E lì abbiamo chiuso il cerchio delle Mostre visite quest’anno: dopo aver visitato la mostra su Wharol a Milano, è stato come aggiungerne un tassello mancante, o come aggiungere l’anello mancante tra le due.
Anche questa mostra ve la consiglio con entusiasmo, e per maggiori informazioni vi lascio il link QUI.
Una curiosità: c’era un quadro, di cui l’audioguida non ha parlato, ma che mi ha colpito particolarmente per la somiglianza con lo stile Tim Burton. Non sembra un po’ anche a voi?

Dopo la Mostra…tappa all’Acquario..!! Non c’ero mai stata, quindi Robi ha deciso di portarmi. Certo, da piccola probabilmente mi avrebbe colpita di più, comunque la fortuna di visitarlo la sera, ha reso tutto più rilassante e in un certo senso anche romantico.

Questa poi è stata anche la settimana del compleanno della mia amata nonna, della cena del compleanno di Robi fra amici, le serate sul divano con gli amici a fare tardi…insomma, da questa settimana ne sono uscita completamente soddisfatta!!
Arte, sole, aria di primavera, amore, amicizia, passeggiate con il mio ragazzo, e ovviamente non potevo concluderla meglio che con un po’ di shopping..!! Siccome questo post sta diventando troppo lungo, eviterei di scrivere qui cosa ho comprato, magari se vi interessa, ve ne parlerò nel prossimo post, comunque qualcosa ho già accennato sulla mia pagina Facebook e qualche foto la trovate anche su Instagram.

Fatemi sapere se anche voi siete state a queste Mostre e cosa ne pensate..!! 🙂

Vi Abbraccio

Mery

PH Marianne Fierro
© 2014 Marianne Fierro
Tutti i diritti riservati
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